E' sempre più necessario per tutte le aziende evidenziare di aver previsto quanto occorre per far trasparire la propria CONTINUITA' AZIENDALE al fine di essere attrattive non solo per i fornitori ma sempre più anche per la clientela.


Con riferimento alla “continuità aziendale”, uno dei punti deboli del sistema produttivo e commerciale italiano, costituito prevalentemente dalle PMI, deve ricercarsi nella scarsa propensione alla copertura dei rischi classificabili impropriamente come “non obbligatori” quali ad esempio il rischio di credito.


Mantenere il rischio di credito in capo all'azienda è antieconomico e dannoso per il buon fine dell'attività ed è legato a criteri interpersonali di alto profilo morale ma ormai da tempo retaggio di un passato in cui la globalizzazione era un concetto estraneo ed i fattori di rischio erano sensibilmente inferiori e meno nascosti.


In un recente studio del Censis “Il barometro Censis-Commercialisti sull'andamento dell'economia italiana” una indagine svolta con circa 4.000 commercialisti è emerso che il 91,3% ha dichiarato che le imprese clienti hanno sperimentato ritardi nella riscossione dei crediti; il 12,1% dichiara che tutte le imprese clienti hanno avuto tale problema.

Di riflesso l'87,7% dei commercialisti ha dichiarato che le proprie imprese clienti negli ultimi 12 mesi hanno avuto ritardi nei pagamenti verso i fornitori.

Lo studio non prosegue nell'analisi di ciò che è avvenuto successivamente ai ritardi ma sintetizza la situazione come segue “Io non ti pago perché lui non paga me” creando un circolo vizioso che imballa il sistema e inceppa il ciclo economico.

(8 ottobre 2019 Censis-Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili)


La sintesi enunciata dai commercialisti è ampiamente riscontrata esaminando nel tempo i sinistri indennizzati agli assicurati; infatti una causa di insolvenza frequente deriva dall'effetto domino per l'interruzione del ciclo dei pagamenti.


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